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giovedì 29 novembre 2012

CESARE BORGIA, MACHIAVELLI E IL LIBRO NERO DELLA CHIESA



Machiavelli ne “Il Principe” prende come spunto Cesare Borgia, all’epoca politico e conquistatore nonché duca, per il suo modello di principe. Cesare Borgia aveva ottenuto un ducato in Francia, quello di Valentinois, e per questo motivo venne chiamato “il Duca Valentino”. Machiavelli ne descrive il modo di agire, in sostanza un misto di astuzia e crudeltà che adottava con i nemici ma, spesso, anche con gli amici, per paura di essere tradito.

Figlio di un Papa, Alessandro Borgia (la famiglia era originaria della Spagna) si dice che Cesare abbia strangolato il fratello, designato dal padre alla carriera politica, per prenderne il posto e abbandonare la strada della carriera ecclesiastica che il genitore aveva deciso per lui.

Di certo fu un personaggio che ebbe molto, conquistò tutta la Romagna e poté vantare (anche grazie alla protezione del padre) grandi possedimenti, né si fece scrupolo a usare la sorella Lucrezia (la celebre Lucrezia Borgia) per accaparrarsi amicizie e alleanze (tranne poi strangolarle il marito). La figura di Lucrezia è sempre stata associata ad una crudeltà inaudita, forse unicamente per il riflesso malefico esercitato dal fratello.

Con la morte del padre il quadro politico mutò e Cesare perse ogni cosa, venne imprigionato anche se riuscì a fuggire e per la Storia è morto in combattimento a Viana. Fuggire da una prigione (scappò per ben due volte) per poi morire in battaglia, una battaglia che si è scelto di combattere, può sembrare assurdo, ma il Borgia aveva il desiderio di combattere, di conquistare nel sangue.

E se non fosse morto a Viana? Sopravvissuti narra anche la sua ipotetica storia.

Il Principe” di Machiavelli era uno dei libri proibiti dalla Chiesa, quella stessa Chiesa che inventò l’Inquisizione, quella stessa che mise al rogo migliaia di donne perché considerate delle streghe, quella stessa Chiesa che consentiva contro ogni principio cristiano cattolico ai Papi di avere una o più famiglie, nonché di possedere fortune e terreni mai visti dai comuni mortali. E meno male che Gesù Cristo predicava la povertà.

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