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mercoledì 5 dicembre 2012

Rodolfo d’Asburgo sopravvissuto a Cles




Uno dei sei racconti di “Sopravvissuti” è “Il sosia di Mayerling” dedicato al principe ereditario d’Austria Ungheria Rodolfo d’Asburgo. Come svela già il titolo del racconto, in questo caso è proprio grazie ad un sosia che Rodolfo riesce a vivere la vita che ha sempre desiderato, lontano dalla Corte e dedicandosi alle sue passioni.

Rodolfo incontra per caso questo sconosciuto e subito resta sconvolto per la somiglianza: pare infatti di vedersi riflessi in uno specchio. Nessuno della famiglia imperiale sa dell’esistenza di questa persona e Rodolfo fin da subito intuisce che quell’incontro potrebbe non essere stato un caso ma un’occasione preziosa che il destino gli ha regalato per uscire da una situazione per lui ormai insostenibile (essere l’erede al trono).

Per colmo di fortuna, lo sconosciuto parla anche l’ungherese, una lingua che Rodolfo conosceva bene fin dalla più tenera infanzia, ma prima di scambiarsi con lui dovrà istruirlo su tutto, in modo che nessuno della sua famiglia, nemmeno la moglie, la figlioletta Erzi, il padre Francesco Giuseppe e la madre Sissi sospettino qualcosa.

Rodolfo si ritira invece a vivere tranquillamente a Cles (val di Non, Trentino), con il nome del suo sosia, anche lui istruito a dovere su comportamenti e abitudini dell’uomo.

Ma dietro l’angolo c’è la tragedia di Mayerling, l’inganno sarà scoperto?

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